No.: 27
Estimate: EUR 24000
d=22 mm
Ducato di II tipo, AV 3,50 g. MARC BARBADICO – S M VENETI S. Marco, stante a s., porge il vessillo al Doge genuflesso; lungo l’asta, D V X. Rv. SIT T XPE DAT Q TV – REGIS ISTE DVCAT Il Redentore, benedicente, stante di fronte entro aureola ellittica. CNI 21 (questo esemplare citato). Papadopoli 3 (questo esemplare citato). Friedberg 1240.
Di insigne rarità, probabilmente solo due esemplari sicuramente di questo conio non approvato
dal Consiglio dei Dieci (cfr. Papadopoli, vol II, pag. 56). Leggera schiacciatura al dr.,
altrimenti Spl
Ex raccolta Panciera di Zoppola, numero d’invent. 3749 ; acquistato privatam. da Rodolfo Ratto nell'anno 1900 per 900 lire. Conio di Vettor Camelio del fu Antonio di San Zaccaria, che anticipa il tipo ripreso oltre sedici anni più tardi durante il dogato di Leonardo Loredan. Papadopoli (vol II, pag. 55) a proposito dei ducati di Marco Barbarigo scrive che di essi "esistono due tipi affatto differenti": l’usuale dal conio di Luca Sesto, "di arte fredda e stanca" e l’altro dal conio del Camelio, "di elegante fattura", "opera d’arte disegnata da mano maestra" nella quale "con pochi tratti sapienti è riprodotto il ritratto del vecchio Doge, quale ci è tramandato dai dipinti e da una bella medaglia". In sostanza questo ducato proviene da un’emissione di prova che forse giudicata troppo modernizzante non incontrò favore e si pensa non entrò in circolazione, sicché da sempre costituisce con i suoi pochissimi esemplari accertati, la maggiore rarità della serie degli zecchini e dei ducati, parere, del resto, condiviso dal Conte Papadopoli e dal mercato di allora, stando al prezzo record pagato dal Conte Panciera di Zoppola per questa stessa moneta, che riappare dopo oltre un secolo.