No.: 149
Estimate: EUR 36000
d=26 mm
Da 2 zecchini, AV 6,96 g. NIC CONT – S M VENET S. Marco, stante a s., porge il vessillo al Doge genuflesso; lungo l’asta, D V X. Rv. SIT T XPE DAT Q T – REGIS ISTE DVC Il Redentore, benedicente, stante di fronte entro aureola ellittica. CNI 1 (questo esemplare). Papadopoli 1 (questo esemplare). Friedberg 1306.
Moneta riconosciuta da sempre come unica. Di bella conservazione, q.Spl
Ex collezione Gavazzi, numero d’inventario 619 e collezione de Lazara, stima 26.10.1925 del Professor L. Rizzoli, p. 30, 2800 lire (la stima più elevata dell’intera serie veneta).
Il pezzo da 2 zecchini, citato in CNI e Papadopoli, fu ivi illustrato con disegno, che riuscí malamente riprodotto, di Carlo Kunz, il primo direttore del Museo Bottacin di Padova, alla tav. VIII, 15 (CNI) e alla tav. LXIX, 4 (Papadopoli). È illustrato anche in quasi tutte le opere che trattano della monetazione veneziana, essendo considerato (cfr. Papadopoli III, pag. 200 e pag. 1047) il primo vero multiplo dello zecchino, appositamente coniato e non derivato da un conio utilizzato per battere moneta d’argento. Il Papadopoli lo valuta (1908) lire 600, cifra elevatissima per l’epoca. Il Gamberini, che lo riproduce a pag. 82, lo valuta (3ˇ edizione, 1978) 3.500.000 lire, a fronte per esempio, di 1.800.000 lire del ducato di Marin Faliero; Ernesto Santamaria, 1971/1972, 3.000.000 a fronte di 1.600.000 del ducato di Marin Faliero appartenuto alla stessa collezione Gavazzi, presentato in questo stesso catalogo al n. 8. Raffaele Paolucci, che lo riprodusse il disegno nella sua opera, non ritenne di poterne dare una valutazione. Certamente è tra le più celebrate monete della Repubblica emesse tra il XVI e il XVIII secolo.